Cura delle relazioni e visite pastorali


Torre Pellice, settembre 1855.

“….Quando arriva la sera, alle 7, (Georges) prende la sua piccola lanterna e va a tenere riunioni sulle nostre montagne. Il lunedì va nel bosco a predicare a dei carbonai che accorrono ad ascoltarlo. Ritorna tra le 10 e le 11 di sera. È già una predicazione per loro vedere questo ministro venire di notte, con ogni tempo, anche lontano, unicamente per amore delle loro anime.

Chi scrive queste parole è la mamma di Georges Appia, consacrato pastore da appena due anni.

Oggi il pastore non deve più inoltrarsi a piedi, lanterna in mano e con qualsiasi tempo, tra impervie strade delle Valli per raggiungere i fedeli, ma il senso rimane lo stesso: testimoniare alle persone il fatto di essere importanti, ascoltate, amate, e offrire loro cura e sostegno spirituale.

E se è vero che vi sono figure che hanno una formazione specifica sotto questo aspetto – il pastore, la diacona – è tuttavia importante ricordare e sottolineare che la cura e il sostegno spirituale sono condivisi da tutto il Concistoro: è anche in quest’ottica che ogni anziano/a dedica il suo impegno a un quartiere). 

Ma anche tutti i membri di chiesa sono chiamati ad agire in questo senso: siamo maglie di una rete di relazioni e fraternità da coltivare e rafforzare; la cura che offriamo al nostro fratello, sorella, nel tempo dell’avversità come nella vita di ogni giorno, è una proclamazione attiva e concreta dell’amore di Dio in Cristo per noi e per il mondo.