Il Risveglio


Il Risveglio ginevrino, movimento di rinnovamento e rinascita spirituale, portato alle Valli nel 1825 da Felix Neff, provoca la prima dissidenza religiosa, contrasti e spaccature.

Impregnato di spirito romantico, alimentato da una predicazione travolgente e da un incitamento a vivere la fede con emozione ed entusiasmo, il Risveglio introduce nella vita comunitaria un rigore al limite del fanatismo. Ma richiama anche i fedeli a essere attivi nel seguire in prima persona gli insegnamenti di Gesù, senza vivere passivamente la propria fede. L’appello al risveglio spirituale trova, nella sua accezione più mite e meno estremista, terreno fertile alle Valli: la presenza di una piccola-media borghesia, una convinta attenzione all’educazione e all’istruzione, la nascita negli anni Venti del XIX secolo dei primi ospedali, lo sviluppo di numerose iniziative benefiche per contrastare la povertà sono un segno di coinvolgimento diretto, volontario e gratuito di numerosi valdesi che avevano le possibilità economiche e culturali per agire.

Il movimento del Risveglio si esaurisce nel giro di una decina di anni, ma nella chiesa valdese che supera la crisi si faranno strada espressioni rivelatrici di rinnovamento e di una mutata sensibilità. La volontà di agire nel sociale e prendersi cura del prossimo sarà il volano per la nascita di numerosi interventi di cura e assistenza di orfani, anziani e poveri che daranno luogo alla costruzione di case di riposo, asili infantili e orfanotrofi (le cosiddette opere diaconali presenti ancora oggi sul territorio valligiano e in buona parte della Penisola).