Sabato 20 giugno, anteprima di “Una Torre di libri” al tempio valdese di Torre Pellice, con Enzo Bianchi fondatore della Comunità di Bose, che oggi continua l’esperienza della fraternità monastica nella Casa della Madia ad Albiano d’Ivrea.Fratello Enzo arriva con il suo bastone dei lunghi cammini, riceve il caloroso applauso nel tempio gremito e saluta dicendo: «Non sono qui come autore, scrittore, biblista, ma come uno che ha camminato con i Valdesi e la chiesa valdese. Sono qui soprattutto come amico vostro», e ricorda con affetto e riconoscenza i pastori Ayassot e Paolo Ricca. Poi, inizia il dialogo con Sabina Baral.
Dalle risposte alle domande tematiche, escono parole profonde, intense e semplici che si possono inanellare e ricomporre in una continuità carica di suggestioni; sulla fede: «viviamo una situazione di astenia delle fede, non è più centrale nella vita del cristiano, per questo la fede vacilla sovente; se non c’è la fede viene meno la speranza;» sulla testimonianza: «il cui bisogno negli anni Ottanta l’aveva resa muscolosa e arrogante, tanto da provocare reazioni di respingimento. È la testimonianza di Gesù quella a cui
guardare, piena di delicatezza e di mitezza.»
guardare, piena di delicatezza e di mitezza.»E l’ascolto ritorna a proposito della preghiera: «Dio ci parla dal profondo, il problema è che i cristiani non sono abituati ad ascoltarlo. Bisogna abituarsi ad ascoltare la sua voce che è dentro di noi. Questa è la preghiera».
Mitezza e ascolto riappaiano a proposito della fraternità: «Non si nasce fratelli, ma si diventa; solo con la fraternità c’è la pace nel mondo (mitezza, accoglienza, ascolto reciproco)».
E poi un invito, un pensiero che Bianchi ci consegna: «La sofferenza è terribile perché è insensata, non è vero che Dio la voglia, che dobbiamo offrirla a Dio. Ma dobbiamo parlare anche soffrendo; l’unica cosa è togliere la sofferenza (fate tutti il testamento biologico: fine certa, non vogliamo nessuna cura, ma cure palliative)»